Questa nota autobiografica venne redatta da Giorgio Fuà in occasione del conferimento della Laurea Honoris Causa da parte dell’Università degli studi di Camerino (Facoltà di Giurisprudenza, Camerino, 14 maggio 1993). 
 
 

1. Studi universitari (1937-41) ed esperienze come “economista operativo” (1941-59)

Ho studiato alla facoltà di Giurisprudenza (corso di laurea in Scienze Politiche), ma ho progressivamente concentrato i miei interessi sull’economia politica, con preferenza per l’analisi quantitativa. Conclusi rapidamente gli studi universitari conseguendo nel 1940 il Doctorat in Droit (mention Economie Politique) e nel 1941 la Laurea in Scienze Politiche, ho iniziato a ventidue anni una movimentata carriera come “economista operativo”, che mi ha occupato fino a quarant’anni. Nutrivo bensì già in quel periodo aspirazioni accademiche (e nel breve intervallo 1947-50 le ho parzialmente soddisfatte assumendo un incarico all’Università di Pisa), ma ne rinviavo la realizzazione al futuro. Questa scelta mi è stata dettata in parte dalla curiosità e in parte dalle circostanze: leggi anti-ebraiche, guerra, necessità di mantenere la famiglia (mi sono sposato a ventiquattro anni).

Ritengo che questo periodo di attività operativa, in cui ho lavorato come economista per una decina di imprese ed enti, sia stato decisivo nel determinare il metodo e gli interessi che caratterizzano il lavoro scientifico e didattico che ho svolto nel periodo successivo. È in questo periodo, infatti, che ho potuto calarmi nei problemi pratici e che ho avuto la fortuna di avere come capi alcuni grandi leader: ricordo in particolare Ernesto Rossi all’Arar, Adriano Olivetti nell’impresa omonima ed a Comunità Gunnar Myrdal all’Economic Commission for Europe delle Nazioni Unite, Enrico Mattei all’Eni.

L’esperienza Eni va segnalata anche perché mi ha dato modo di provare in prima persona come si costruisce e si fa funzionare un’organizzazione pensante (brain trust). Nella mia qualità di consigliere economico di Mattei ho infatti costituito dal nulla e guidato dal 1955 al 1959 un dinamico servizio studi nel quale hanno fatto le loro prime armi vari degli attuali capi dell’Eni e alcune personalità divenute poi illustri in altri campi come Cassese, Spaventa, Ruffolo. Il contributo che davamo all’Eni non era costituito principalmente da pubblicazioni (benché ci fossero anche quelle), bensì da una partecipazione quotidiana alla determinazione delle strategie dell’Ente.

2. Attività di insegnamento (dal 1959 ad oggi)

A fine 1959 si è verificato un evento che la mia città d’origine, Ancona, auspicava da generazioni: avere una sede universitaria. Ciò mi ha deciso a lasciare l’Eni e Roma per venire a fondare la nuova facoltà di Economia nella mia città. Ho cominciato così la seconda fase della mia carriera: dal novembre 1959 a tutt’oggi ho fatto ininterrottamente il professore universitario in Ancona. Nel primo periodo (fino al 1970) ho speso principalmente le mie energie nel guidare lo sviluppo della neonata comunità universitaria (compito che gli altri docenti mi lasciavano volentieri perché più giovani o pendolari) e nel curare la formazione dei quadri docenti per il futuro.

Sono contento dei risultati, perché già negli anni Settanta la facoltà di Economia di Ancona ha cominciato a farsi apprezzare anche fuori dall’Italia come scuola esemplare e perché a partire dagli anni Settanta sono arrivate alla cattedra universitaria le prime leve di economisti formatisi presso di noi.

Da quel momento la guida della facoltà ha potuto passare alla nuova generazione ed io, pur continuando sempre a svolgere la normale attività didattica, ho concentrato i miei sforzi di “imprenditore culturale” sull’Istao.

Si tratta di un istituto di studi per la gestione dell’economia e dell’impresa, che ha una struttura unica nel suo genere, ispirata alla lezione di Adriano Olivetti, e che si propone senza scopo di lucro di promuovere le capacità imprenditoriali nei giovani. Fondato da me con pochi amici nel 1966, ha attualmente un’ampia base associativa comprendente esponenti della cultura ed un centinaio di imprese ed enti; la sua attività principale è un corso annuale molto selettivo ed impegnativo, del quale hanno beneficiato fino ad oggi oltre 60 giovani, molti dei quali hanno poi raggiunto posizioni elevate nell’economia italiana.

3. Caratteristiche della produzione scientifica

Nel lavoro scientifico ho cercato di attenermi alla tradizione degli economisti classici intesa nel senso che essi “si dedicarono ai grandi problemi della società in cui vivevano e dettero ai loro insegnamenti un contenuto ed una forma tali da offrire lumi per la coscienza civile e l’azione politica” (“la Repubblica”, 30 settembre 1988, n. 211), facendo di economia politica e riforma sociale un binomio indi scindibile.

Mi sono quindi sforzato di studiare “i problemi della società nella loro concretezza e completezza, nella loro prospettiva storica e nel loro quadro istituzionale”, per arrivare a proposte operative.

Ho spesso privilegiato i metodi di analisi quantitativa, avendo cura di scegliere sempre la più semplice tra le tecniche analitiche atte a raggiungere lo scopo e di evitare l’esibizione virtuosistica di un tecnicismo fine a se stesso.

Nella pubblicazione dei risultati delle mie ricerche mi sono costantemente preoccupato di offrire testi brevi (in quanto sfrondati di ogni elemento inessenziale) e scritti con la massima chiarezza. Con ciò si rischia che qualcuno giudichi superficiale lo studio e banale la conclusione, ma è un rischio che affronto deliberatamente.

Una parte delle mie pubblicazioni non sono lavoro individuale, ma risultato di ricerche di gruppo da me dirette. Ho dedicato una forte quota delle mie energie alla formazione e guida di gruppi di ricerca, convinto che ciò faccia parte dei miei compiti di insegnamento.

Dopo aver fornito ragguagli sui metodi, debbo ora elencare i principali temi della mia produzione scientifica.

Il filone centrale, iniziato nel 1940, e continuato fino ad oggi, riguarda i seguenti temi tra loro interconnessi: crescita e sviluppo economico, economia della popolazione, occupazione, livello di benessere.

Per brevi periodi mi sono concentrato su altri temi tra cui ricordo: l’inflazione, la programmazione economica nazionale, il risparmio, la tassazione, la politica del territorio.

Circa l’ambito geografico, la maggior parte dei miei studi riguarda l’economia italiana; un nucleo minore si concentra sulla mia regione, le Marche; uno studio singolo che tuttavia mi ha impegnato intensamente e lungamente esamina i problemi specifici di sei paesi europei (tra cui l’Italia) che hanno iniziato a svilupparsi in ritardo rispetto agli altri.