Giorgio Fuà ha nobilitato la funzione dell’economista come scienziato sociale, animato da passione civile, profondamente interessato al miglioramento della qualità della vita delle persone, alla difesa e alla tutela dei beni comuni. Credeva profondamente che per dare risposte ai problemi della società, l’economista dovesse interagire con gli altri scienziati sociali: storici, sociologi, demografi, statistici, geografi, urbanisti, giuristi.

L’attualità del suo pensiero è garantita dalla scelta di grandi temi strutturali di lungo periodo, riguardanti lo sviluppo economico, i ritardi e gli squilibri che lo frenano, le principali trasformazioni economiche e sociali che lo accompagnano e dalla capacità pioneristica di avviare ricerche su problemi a lungo trascurati dagli economisti, che sono poi diventati di attualità, quali l’invecchiamento della popolazione, i limiti del PIL come indicatore dei livelli di benessere, il ruolo chiave della formazione, dell’imprenditorialità e della capacità organizzativa, i sistemi di piccole imprese, gli squilibri territoriali.

Il suo metodo di lavoro era centrato sulla costante attenzione all’interpretazione della realtà, studiata con rigore, ma anche con la consapevolezza dei limiti degli strumenti analitici e statistici a disposizione e della necessità di migliorarne l’affidabilità.